2010 – Prof. Giuseppe Livoti

Rosario Tortorella, artista del silenzio. Un percorso, il suo, libero e scevro dalle mercificazioni del mondo contemporaneo, dedito alla lettura di quei fermenti umani e spirituali che lo hanno condotto, in questi anni, ad una forma di rigore e di sintassi del vivere in cui la regola, il rispetto della regola, l’essere sempre coerente tra il suo dire, la sua azione ed il suo carattere – elementi, questi, peculiari ˗ lo hanno contraddistinto nella sua biografia e nel suo ruolo sociale.

L’ atelier, come spazio per pensare e tempo di riflessione e di memoria, diviene ed è divenuto, col tempo, il luogo in cui comunicare tramite un io che, tra razionalità del pensiero ed irrazionalità del sentimento, ha motivato l’artista a dipanare un filo conduttore, quel filo, quella linfa che trae spunto dalla vita.

Una tessitura linguistica in cui intrecciare e diffondere il pensiero da lui espresso più volte : …l’amore traccia percorsi di vita secondo tragitti e logiche proprie, raggiunge ciascuno in tempi e modi diversi, scalda i cuori ed i sensi all’improvviso… e, all’improvviso, la vita dell’artista traccia un percorso nuovo, integrato con la realtà, alla luce di una configurazione che le opere, divenute opere esposte, comunicano.

Osservando le tele di Tortorella, ricche di un senso psicanalitico ed ancestrale, lo spettatore scopre l’inconscio soggettivo dell’uomo artista, di un uomo che, attraverso la pittura, diventa un moderno antropologo dell’anime, nell’universalità linguistica della comunicazione figurativa che tutti possono leggere. E ancora ci suggerisce che ..non esiste una cosa chiamata arte…ma esistono gli artisti e le loro opere, concetto ribadito dallo storico dell’arte Ernst Gombrich.

Il tema dell’itinerario qui presentato ha in comune una statica dinamicità: il tempo indagato tra religione, scienza, morale, inquietudine. Rivolta contro la ragione. Trionfo dell’intuizione. Desiderio di verità contro ogni convenzione.

Una produzione che insegue l’attesa dell’essere umano, quella verità, quel sogno dell’arte nella sua accezione kantiana ovvero arte come tradizione, tradizione che occorre seguire, ma non imitare.

Rosario Tortorella, nelle sue opere, annulla la linea ideale di demarcazione tra paesaggio interno e paesaggio esterno con quella rappresentazione dell’io nel e col tempo. Il tempo che scorre, il tempo come distensione dell’anima, tempo nato con la creazione.

Non ci sono episodi nell’io narrante dell’artista, ma interpretazioni del suo io narrante; non ci sono sottotesti, ma figure di religiosità vera ed autentica, di mediazioni figurative in cui non si può scindere l’uomo e la sua opera, uomo che riunisce i mutamenti e l’esigenza, a volte, di denunciare, a volte, di rappresentare, altre volte, invece, di indagare, dipanando un filo…quello dell’angelo che insegue un sogno, quello della pura visibilità, presentando delle volontà, delle necessità nella sacralità delle storie e nel profano senso di una identità…mobile.

Giuseppe Livoti

( Docente di Metodologia della critica d’arte – Critico d’Arte)