2011 – Prof. Luca Pietro Vasta

Rosario Tortorella: il sipario strappato

Il poeta e l’artista in genere vivono in una dimensione del mondo che non chiamerei onirica ma che si colloca tra il sogno e la veglia, in uno spazio e in un tempo «ambigui» che permettono loro di pensare e di creare simultaneamente in orizzonti diversi

(Salomon Resnik, Il Teatro del sogno)

Da sempre l’arte rappresenta un mondo altro, che si può riassumere in almeno due soluzioni del vivere quotidiano: specchio oppure ombra. È chiaro che, nel primo caso, l’arte si sofferma su momenti importanti per una intera società/cultura, storicizzandoli e lasciandone testimonianza visiva per il futuro.

Nel secondo caso, l’ombra, l’arte persegue uno scopo che va ben oltre la semplice rappresentazione di fatti: ovvero penetrare (e conseguentemente estrapolare) dentro quell’enorme serbatoio che Jung definisce inconscio collettivo. I vari personaggi che abitano il nostro inconscio prendono vita e forma e si “combinano” in situazioni simboliche e archetipiche rivelandoci alla fine il nostro stesso Io. Questo sembra essere il compito delle opere di Rosario Tortorella, le cui figure immerse in un limbo tra sogno e veglia, si animano per dare vita a vere e proprie drammatizzazioni oniriche a favore dello spettatore.

Ogni immagine ci pone violentemente di fronte alle nostre stesse fantasie, passioni, pulsioni. È certamente un lavoro di catarsi, quello che ci offre Tortorella. E lo fa con il linguaggio e il tempo del mito (tanto amato da Campbell, Hillman e altri) che più velocemente ci trasporta nell’altra dimensione, quella che sta dietro alla nostra facciata diurna, quella appartenente al mondo della notte, al teatro della notte. Il rapporto con il sogno è talmente stretto che ogni opera dell’artista ne può rappresentare – singolarmente e simultaneamente – tanti aspetti. Ogni opera abbisognerebbe di un discorso a se stante, di una analisi lunga e meditata.

Per il momento la cosa più importante da notare è che esse, le opere, possono fungere da ponte con il nostro Io più nascosto, ma solo se si è disposti a fare questo passo: strappare il pesante velo che ci siamo costruiti. Secondo Resnik: “il simbolo onirico è in sé stesso un personaggio che ha la sua maschera, all’interno della commedia o del dramma del sognare. È attraverso la maschera che parlano gli dei come portavoce di una certa verità, come nei templi greci. Interpretare i sogni, entrare nella grotta onirica significa entrare in contatto con gli enigmi della notte.”

Il teatro della notte ha uno sceneggiatore, un regista, dei personaggi, una (o più scene), una trama palese e un significato nascosto. Leda, Adamo, Eva, la Donna, L’uomo, il Ragno, sono tutte maschere forti e vive di racconti dell’inconscio, e fanno parte della nostra zona d’ombra. Tortorella li riporta alla luce, come fotogrammi che puntellano il nostro inconscio, la nostra anima. Ognuno di essi è una parte di noi stessi e possiamo decidere se affrontarla (ovvero togliere loro la maschera ed indagare a fondo il loro significato) o se prenderne atto solo con la nostra parte razionale. Quello di Tortorella è un uso antico ma sempre attuale dell’arte, in un periodo storico che ha costruito barriere, esoscheletri lucenti per difendere la nostra fragilità, rappresentano la chiave di accesso verso noi stessi. Ogni opera ha un titolo simbolico ed evocativo: Orizzonte, Catene, la Cavalcata, ecc. questo ci rimanda ad altri orizzonti, catene, ecc. Questa capacità evocativa altro non è che risonanza in noi stessi (di nostre catene, pulsioni, desideri). Tortorella non si espone in prima persona, ma ci coinvolge in uno scenario di cui lui fa anche parte, di un complesso di situazioni che sono anche sue; così facendo ci offre una maggiore sicurezza nell’affrontare noi stessi che nasce dal continuo confronto collettivo.

Osserviamo, perciò, i lavori di Tortorella, come una opportunità di conoscerci e comprenderci, come un’occasione per scendere dentro la nostra caverna e riappropriarci delle nostre voci e figure interiori.

Luca Pietro Vasta

( Docente di Storia dell’arte moderna e medievale – Critico d’Arte)