2012 – Poesie Immaginate” presso il Salone d’Arte dell’Associazione Culturale “Le Muse-Laboratorio delle Arti e delle Lettere- in via San Giuseppe n.19 a Reggio Calabria dal 25 al 31 marzo 2012 dalle ore 18:00 alle ore 20:30

L’artista Rosario Tortorella espone alla collettiva “Poesie Immaginate” presso il Salone d’Arte dell’Associazione Culturale “Le Muse-Laboratorio delle Arti e delle Lettere- in via San Giuseppe n.19 a Reggio Calabria.

La mostra sarà aperta al pubblico dal 25 al 31 marzo 2012 dalle ore 18:00 alle ore 20:30.

Rosario Tortorella interpreta con i suoi colori e la sua personale sensibilità i versi della poetessa reggina Nanà Lo Giudice nella poesia “Il falò” (1998); eccone alcuni:

“Raccogli sterpi bianchi / scuoiati dal mare / (…) e vai, con nude caviglie / verso quel falò / (…) Sono ricordi che si rammentano / nell’umido tramonto, accanto al mare / (…) il mare è un lento mormorio, / va, per ritornare più silente./ (…) Scordati della notte / le cui ombre ti cingono d’appresso / e il corpo, il capo e il piccolo piede, / ancora umido di mare, / tanto leggero che se camminasse / non lascerebbe impronta nemmeno di fiore./ Ti addormenti nell’annuncio del mattino / e, al risveglio ti trovi tinta di azzurro/ (…) Raccogli il pareo, ormai asciutto – / e legalo alla vita, e la vita ti aiuta a ricamare / se sei gaia nei pensieri, / gelsomini sul tuo letto / e a trovare nel tempo / falò che non si spengono.”

Giuseppe Livoti, Docente di Metodologia della critica d’arte e Critico d’Arte, scrive delle opere di Tortorella: “ (…) Una tessitura linguistica in cui intrecciare e diffondere il pensiero da lui espresso più volte : …l’amore traccia percorsi di vita secondo tragitti e logiche proprie, raggiunge ciascuno in tempi e modi diversi, scalda i cuori ed i sensi all’improvviso… e, all’improvviso, la vita dell’artista traccia un percorso nuovo, integrato con la realtà, alla luce di una configurazione che le opere, divenute opere esposte, comunicano. Osservando le tele di Tortorella, ricche di un senso psicanalitico ed ancestrale, lo spettatore scopre l’inconscio soggettivo dell’uomo artista, di un uomo che, attraverso la pittura, diventa un moderno antropologo dell’anime, nell’universalità linguistica della comunicazione figurativa che tutti possono leggere. E ancora ci suggerisce che ..non esiste una cosa chiamata arte…ma esistono gli artisti e le loro opere, concetto ribadito dallo storico dell’arte Ernst Gombrich.”